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Quando la pandemia non era ancora neanche immaginabile, Andrea Pighin, in arte Argyros Singh, scriveva il suo manoscritto, Nessuna Pietà. Racconta della durezza del mondo contemporaneo, che non conosce mezze misure, costituito da persone che non hanno alcuna pietà, né per se stessi né per gli altri.

1. Partiamo dalle presentazioni. Come ti descriveresti a chi ancora non ha mai letto niente di tuo?

Mi chiamo Andrea Pighin, ma ho deciso di impiegare questa sorta di pseudonimo, Argyros Singh, che ha un significato particolare per me.

Sono nato nel ’94 a Pordenone e scrivo da oltre dieci anni. Ho pubblicato una raccolta di poesie dal titolo Miele e chimere. Poesie e Meditazioni (2018) e un saggio storico dal titolo La Regola templare. Un’analisi nel segno della tradizione monastica (2019).

La mia attività di scrittore spazia dunque su più generi. A partire dal romanzo che sto per presentare, ho deciso di impiegare il nome Argyros Singh per gli scritti letterari e il nome reale per i saggi.

Per chi volesse farsi un’idea del mio modo di scrivere, ci sono testi gratuiti sul mio blog, La Voce d’Argento (voceargento.blogspot.com) e sulla piattaforma Wattpad.

2. Che cosa diresti invece su di te come persona, così da dare un’idea di chi sia l’autore del romanzo che presenteremo?

Capire una persona è sempre una estrema fatica, ma forse lo è ancora di più descriversi in maniera esaustiva. In generale, posso dire che lavoro come bibliotecario; mi piacerebbe molto poter insegnare storia e storia dell’arte; suono la chitarra e al momento sto portando avanti un progetto musicale abbastanza sperimentale, che spazia dal folk al rock, fino al dream pop.

Per il resto, sono un mistero a me stesso. La scrittura è lo strumento prediletto con cui porto chiarezza su ciò che sono e sul mondo (e il tempo) in cui vivo. Proprio per questo, penso che a parlare nel modo migliore siano solamente i miei scritti.

3. Veniamo quindi al romanzo Nessuna pietà. Come mai questo titolo, che potrebbe sembrare crudo?

Quando cominciai a scrivere il romanzo, anzi prima ancora di scrivere una sola parola, posi questo titolo, d’istinto. Avevo bene a mente che cosa volessi comunicare: la durezza del mondo contemporaneo, che non conosce mezze misure, costituito da persone che non hanno alcuna pietà, né per se stessi né per gli altri. Il titolo vuole sintetizzare proprio questo aspetto.

4. Dunque è questo il messaggio portante di Nessuna pietà o c’è ancora dell’altro?

Diciamo che non può essere svelato tutto, ma qualcosa in più può essere detto. Ho preso alcuni temi scottanti o comunque diffusi nell’attualità degli ultimi anni e ho cercato di inserirli in un discorso organico, perché non apparissero in “compartimenti stagni”, come spesso ci capita di percepirli.

L’obiettivo centrale di Nessuna pietà è di mettere in discussione la società dei consumi, l’ipocrisia sottesa a molti atteggiamenti del mondo occidentale (e non solo), la malvagità umana in rapporto all’istinto di sopravvivenza e alla speranza di una nuova civiltà fondata sulla pace e sulla cooperazione tra gli esseri umani.

Questo romanzo ha la pretesa di stimolare un dibattito interiore e con gli altri, senza tuttavia imporre un’unica visione e proponendo al contrario una diversità di punti di vista esemplificata nelle azioni dei quattro protagonisti, nei quali il lettore possa identificarsi di volta in volta. Si troveranno moltissimi temi, tra cui – solo per citarne alcuni – la pedofilia, il bullismo, la solitudine, la violenza come tentativo di riportare ordine in un mondo che appare caotico.

5. Di sicuro i temi che hai citato sono caldi, ma la domanda è: in che modo, o meglio, quale rapporto c’è tra la contemporaneità e la narrazione? E in più: a quali lettori ti stai rivolgendo principalmente?

Il rapporto è strettissimo. I personaggi che ho creato sono immersi in un mondo sull’orlo di una terza guerra mondiale. Da un lato ci sono quindi i problemi internazionali, che non possono controllare in alcun modo, ma che in fondo li condizionano in modo sottile. Dall’altro i problemi personali, quelli che ci colpiscono in modo diretto e che talvolta invadono ogni nostro spazio vitale. Ad un certo punto, ho voluto far entrare in contatto questi due aspetti, mostrando come quattro persone qualsiasi potessero fare la loro parte nella costruzione di un mondo nuovo.

Anche per queste ragioni, mi rivolgo nello specifico a tutte quelle persone che hanno a cuore temi come l’ambiente, il bullismo, il rapporto tra maggioranze di potere e minoranze e, soprattutto, il futuro incerto della civiltà. Ritengo che l’opera possa essere apprezzata in particolare da coloro che appartengono alla mia generazione, sia per i vari aspetti trattati che per la generale immedesimazione di fronte alla prospettiva di un’autodistruzione dell’umanità.

6. Che cosa puoi dirci di più sui quattro personaggi a cui hai accennato?

I quattro vivono esistenze all’apparenza molto distanti tra loro.

Judith è una ragazza abbastanza comune, che prova tuttavia una insoddisfazione costante per ogni aspetto che riguardi la propria vita. In continua fuga da se stessa, si immerge in ogni nuova attività, alla ricerca di un significato esistenziale in cui possa identificarsi.

Brad è anch’esso un ragazzo comune, caratterizzato da una grande pazienza e dalla paura di affrontare a pieno le sfide della vita. Se l’obiettivo di Judith consiste nel riuscire a vincere la propria dipendenza dalle altre persone, Brad tenta di portare avanti i propri progetti, a dispetto di un carattere che vorrebbe limitarlo.

Denise, invece, è una donna dal carattere forte e deciso. A capo di un gruppo di persone contrarie ai dogmi della società odierna, il suo obiettivo è quello di distruggerla dall’interno, attraverso la mistificazione e la demagogia.

Il professor Graham, infine, rappresenta la mente razionale – ma forse troppo razionale – che si trova di fronte ad una società sull’orlo del terzo conflitto mondiale.

È proprio quest’ultimo pericolo a trasportare i quattro personaggi in uno scenario più ampio: è la fine del mondo così come lo conosciamo. E la storia viene narrata da un narratore sconosciuto, forse l’ultimo storico dell’umanità, che ricostruisce gli eventi dei quattro protagonisti. Vorrei aggiungere qualcosa di più, ma svelerei davvero troppo!

7. Oltre alla contemporaneità, quanto contribuiscono gli aspetti autobiografici nell’opera?

Con ogni probabilità, non avrei mai scritto questo romanzo se non mi fossi trovato in una situazione personale molto difficile. Mi capita spesso di passare lunghi periodi senza scrivere, nei quali raccolgo materiale su materiale, in certi casi registrandolo solamente in modo inconscio. Nel frattempo leggo romanzi, saggi, poesie e articoli e tutto questo aiuta ad inserire il mio vissuto in un contesto più ampio, in cui sembra assumere un significato che sento valga la pena comunicare.

Per cui sì, gli aspetti autobiografici sono molto importanti. Per certi versi, i quattro personaggi presentano alcuni elementi che mi descrivono bene, ma al contempo altre loro caratteristiche sono tratte da fonti diverse. I miei personaggi hanno aspetti per i quali li amerete e li odierete. Non sono mai figure nettamente buone o cattive; sono piene di difetti, ma anche ostinate nella ricerca di soluzioni alternative.

Quando inizio a scrivere, significa che un percorso mentale, durato mesi o anni, si è finalmente concluso. E che è giunta l’ora di scrivere ciò che sento, perché possa poi iniziare qualcosa di nuovo e perché le persone che hanno vissuto esperienze e sensazioni simili possano trovare una voce che le ponga in discussione e che – se possibile – le sostenga.

8. E a livello letterario, quali sono le principali fonti di ispirazione?

Solo per parlare di questo romanzo, i principali riferimenti sono stati George Orwell, Mary Shelley, Aldous Huxley, Stephen King, Cormac McCarthy. Insieme a molti altri.

Oltre ai riferimenti letterari, però, parlerei anche delle altre arti, perché non hanno affatto un ruolo secondario nella composizione. Durante la prima stesura, quella maggiormente dettata dall’ispirazione, ascolto sempre musica. Nel caso di Nessuna pietà, ho ascoltato soprattutto le canzoni di Jackson C. Frank e di Nick Drake, ma sono stati al mio fianco molto a lungo anche Nina Simone, Neil Young e i Joy Division.

Il cinema ha giocato sicuramente la sua parte, a partire da classici come Invasion of the Body Snatchers (1956), diretto da Don Siegel. Infine, molte immagini mentali, che mi costruisco e che riporto nel romanzo, sono elaborate dalle opere del pittore polacco Zdzisław Beksiński, che per me è un genio assoluto. Consiglio a tutti di andare a ricercare le sue opere.

9. Prima di concludere, ancora due domande. La prima: ci saranno presentazioni o altre iniziative?

Ci sarebbero dovute essere diverse presentazioni, ma a causa della pandemia è rimasto tutto in sospeso. Ad ogni modo, avrei piacere di poter organizzare una serie di presentazioni soprattutto in Friuli Venezia Giulia e Campania, che sono le “mie” due regioni. Ma vorrei anche portare Nessuna pietà nel resto della Penisola, sempre compatibilmente a quanto permesso dall’attuale situazione.

Non escludo poi che queste presentazioni possano svolgersi anche in rete, oppure con intermezzi musicali che accompagnino il tutto. La situazione è complicata, ma le idee sono tante, anche rispetto ad alcuni contenuti del romanzo che verranno promossi nelle prossime settimane. Per tenervi aggiornati sugli sviluppi, vi consiglio il mio profilo IG @argyrosingh.

10. La seconda e ultima domanda: stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Negli ultimi tempi ho revisionato tutto il materiale non ancora pubblicato, tra cui romanzi, racconti, poesie e articoli vari. Ho anche raccolto un’infinità di materiale per un nuovo romanzo che, pur essendo un’opera autonoma, si pone in continuità con Nessuna pietà. Ho molte idee per la testa, come la possibilità di avviare un “ciclo informale” di romanzi, indipendenti l’uno dall’altro per i contenuti, ma interconnessi per le tematiche. Sempre in un contesto distopico e, se possibile, più fantascientifico.