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“Tra un nomina politica e l’altra sostenevano Caldoro, il governatore che ha accorpò l’ospedale di Maddaloni con quello di Marcianise. Attaccano la mia persona perché cercano un capro espiatorio dopo le sberle sonore rimediate dal sindaco”

MADDALONI- La polemica politica sulla sanità territoriale non si spegne. Anzi, si personalizza. Riscossa Maddaloni attacca il consigliere Angelo Tenneriello (Maddaloni Positiva) in quanto “affetto da amnesie politiche sulle responsabilità nella gestione della sanità regionale”. E Tenneriello apre gli archivi. “Dispiace ripetere quello che ho detto e ridetto in Consiglio Comunale. Evidentemente, chi siede in quella assise non ascolta o peggio non comprende. Mi si accusa di non uscire dalle aule del consiglio comunale. Il problema semmai, in questa consiliatura, è entrare nel civico consesso, viste le sparute sedute convocate. Sono quattro mesi che non c’è una seduta. Sono molto dispiaciuto”.

Dispiaciuto per cosa?

Dover spiegare per l’ennesima volta la storia, vergognosa e rimossa, dell’ospedale. Evidentemente, coloro che nei giorni lontani del secolo scorso battagliavano in consiglio con il pensionato ex sindaco Gaetano Pascarella, non leggono o non sanno leggere. Da qui, discendono un mare di eresie. E’ stato l’ex presidente della Regione Stefano Caldoro, grazie al piano ospedaliero del 2010, a decretare la fine dell’ospedale di Maddaloni che fu accorpato a quello di Marcianise. Erano i giorni del centrodestra e delle nomine nelle sanità territoriale non ispirate certo a curricula scientifici ma al vecchio e caro manuale Cencelli. Insomma, non conta la competenza ma l’appartenenza. Fatti e non opinioni. E’ stato nel 2014, in piena e gloriosa gestione del comune, sempre targata centrodestra, che ci fu il clamoroso scippo dell’ostetricia e della ginecologia, sotto gli occhi inermi del centrodestra locale (in altre faccende affaccendato), del sindaco dell’epoca e dei nominati alle funzioni dirigenziali targati centrodestra. Sono proprio dispiaciuto: hanno dimenticato e rimosso tutto. Ma restano i documenti che però non vogliono o non sanno leggere. Oggi, archiviata l’epoca delle poltrone facili, ritornano come paladini della sanità che hanno contribuito a smantellare. Altro che amnesia. Hanno volontariamente perso la memoria.

Siamo alla controricostruzione?

Siamo ai fatti documentati. Chi dice il contrario contraddice gli atti documentati: l’ospedale di Maddaloni è ritornato ad esistere come struttura indipendente, sebbene accorpata a San Felice a Cancello, prima come Dea e poi come presidio sanitario, con De Luca. Che non è mio amico. Magari lo fosse. Gli chiederei qualcosa per il territorio e non poltrone.

Stiamo scivolando sugli attacchi personali?

Quelli che si definiscono “Riscossa di Maddaloni” continuano ad attaccare la mia persona. Li capisco. Sono frustrati e confusi. Dopo le recenti sberle sonore rimediate in pubblico dal sindaco, hanno bisogno di una valvola di sfogo. Ma ho l’obbligo di ricordare che cercano di misurarsi con chi la sanità, quella vera, la fa per competenza professionale e non per nomina politica. E tantomeno riscuote uno stipendio grazie ad incarichi ricevuti dall’alto. Questo lo dico a chi mi attacca e lo dico anche a Claudio Marone che ricorda esclusivamente il passato che gli conviene riesumando fatti rigorosamente entro un’orizzonte temporale di soli quattro anni.

Perchè fa riferimento al tempo?

Perché non mi risulta che, in passato, abbia fatto battaglie per la sanità territoriale. Anzi, dopo il 2010, ha sposato il piano Caldoro che liquidava l’ospedale di Maddaloni. Dieci anni fa, invece, il sottoscritto (insieme all’Associazione Civitas è…) conduceva la battaglia a tutela dell’allora Sert (che volevano chiudere). Dove era Marone? Ah, alle prese con la poltrona del distretto. La questione igiene mentale l’ho sollevata quattro anni fa, raccogliendo l’allarme dei colleghi. Che ha fatto questa amministrazione? Ma potrei fare una minuziosa ricostruzione a colpi di foto d’epoca e articoli di giornali. Ma è inutile infierire. Il problema è politico.

Politico?

Si. politico. Come è possibile, che la maggioranza arcobaleno, che ne fa di tutti i colori, possa tollerare attacchi (anche infondati) contro De Luca? Come può il consigliere regionale Enzo Santangelo accettare tutto ciò, essendo il principale azionista politico di questa coalizione? Come fa il mio amico Angelo Campolattano, eletto come sindaco del Pd, a convivere con chi lancia attacchi sconclusionati a De Luca? Come può il Pd, che siede in consiglio comunale, tollerare tutto questo?

Dallo scontro personale allo scontro politico?

Certo che c’è uno scontro politico. Essere attaccato da chi ha un passato missino mi inorgoglisce. Sono onorato di essere l’argine a questa destra fatta di ex missini, ex An, ex Pdl, ex democristiani, ex Udc senza memoria e senza dignità. Hanno infatti la cultura del capo e l’obbedienza come stile di vita: abbaiano, ma subito si mettono a cuccia quando il primo cittadino alza la voce e li richiama all’ordine. E’ accaduto nei giorni scorsi con le smentite record di comunicati stampa. E’ accaduto nel consiglio comunale quando di si è discusso di intitolare alcune strade a Falcone e Borsellino. Solo all’idea di andare a casa, hanno fatto marcia indietro. La destra estrema è così: il capo ha sempre ragione. Ma se ambiscono a coltivare il dissenso si ispirassero a Marcianise: si dimettano davanti al notaio. Diversamente, continuino a coltivare l’ubbidienza al capo, ma in silenzio, come hanno fatto in questi cinque anni.