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Carlo Scalera
Ogni giorno che passa mi accorgo sempre di più che la mia città è una città in declino e rassegnata, che ha bisogno di uno scatto d’orgoglio , una città che non ha saputo cogliere le opportunità di sviluppo che le si sono presentate, a causa di una cattiva gestione politica.
Soffermandomi sul marciapiede del corso principale di Maddaloni mi sento dire «Mai come adesso ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio, prepolitico, semplicemente di cittadinanza e di appartenenza, capace di farci riprendere il cammino, in ogni campo. E come persone impegnate nella comunicazione, nell’informazione di servizio non possiamo chiamarci fuori»
Chi chiede più che mai uno scatto di orgoglio oggi a Maddaloni, sono i commercianti, quelli più tartassati dalle tasse, quelli meno difesi dallo stato, quelli che si alzano la mattina presto e la prima cosa che fanno rassettano lo spazio antistanti i loro locali commerciali. Mi raccontano che sono stanchi di ascoltare delle perdite d’acqua, delle periferie urlanti, delle strade dissestate, del traffico, delle sceneggiate dei politici falliti di turno, tutto un minestrone indistinto che contribuisce ad alimentare un disagio, una nausea, un rifiuto del presente e del futuro, in una parola, l’eclissi della speranza.
Sinceramente non vedo analogo impegno mediatico a cercare chi possa raccontare soluzioni praticabili, anche tecnicamente, per affrontare correttamente uno qualsiasi di questi problemi. Eppure le competenze esistono.
Anche all’interno della politica è evidente che vengono interpellate quasi sempre le persone più aduse alla polemica, all’invettiva, allo sfascio. Il quadro che ne esce è desolante e sicuramente contribuisce a quel degrado della coesione sociale che è un pericolo tremendo per chiunque, da sempre, si batte riformisticamente e banalmente nel tentativo di fare la propria parte per risolvere un pezzetto alla volta.
Oggi ci fanno sentire tutti inabili ed ignoranti rispetto alle scelte di intervento che dovrebbero essere fatte, rispetto ai tempi, ai finanziamenti, alle soluzioni a breve termine. Eppure non possiamo permetterci il lusso di buttare tutto via, assieme all’acqua sporca.
Mai come adesso ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio, prepolitico, semplicemente di cittadinanza e di appartenenza, capace di farci riprendere il cammino, in ogni campo.
Non è possibile che questo Paese debba cadere completamente a pezzi negli ultimi mesi. Una mancanza siderale di memoria, un ripetuto e cinico tentativo di buttare tutto “in caciara”, sperando che alla fine crolli questo sistema, ma non sapendo minimamente chi e come potrebbe davvero ricostruire un futuro civile e democratico.
Per certi versi sento crescere il desiderio di maniere forti, di scelte autoritarie, di plebisciti che facciano piazza pulita di tutto e di tutti. Come persone impegnate nella comunicazione, nell’informazione di servizio, nel racconto . non possiamo chiamarci fuori e lasciare che questo scempio continui indisturbato.
A 65 anni voglio continuare a sperare, a vivere, a lottare per fare meglio. E sono certo di non essere il solo, spero tanto in una nuova classe politica con l’aiuto e la guida di chi oggi è stato messo in disparte.