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Mena DiodatoAllora, faccio il temino prima dell’avvio della campagna elettorale, così chiarisco il mio pensiero spesso contorto. Io non credo nella ‘civicità’ come valore assoluto e positivo. Parto dal presupposto che la società civile, o meglio pezzi della società civile siano già espressione di un orientamento politico che possiamo articolare su due poli: destra e sinistra, che potete chiamare anche Pluto e Paperino se i termini vi sturbano.

La società civile “pura”, quella che ha a cuore esclusivamente le magnifiche sorti e progressive della città è un controsenso, anzi un non-senso. Per esempio, tutti siamo d’accordo nel voler uscire dal dissesto, avendo contemporaneamente strade perfettamente asfaltate, mense funzionanti, servizi sociali all’altezza della domanda, un’amministrazione efficiente e trasparente, un inquinamento entro i limiti consentiti e la sacrosanta tutela del diritto alla salute, per fermarsi a cose banalissime in una ‘società civile’, ma drammaticamente compromesse nella nostra città.
Io vorrei anche la pace nel mondo, per dire. Il tema, però, è COME? Come è possibile raggiungere questi obiettivi, con quali competenze, quali proposte, quali progetti e soprattutto con quali soldi? Tra questi obiettivi, inoltre, quali sono le priorità? Sono le stesse per tutti? Beh, spererei di no.
Allora, la risposta a questa domanda è essenzialmente POLITICA, ed essendo tale è DI (una) PARTE a partire da un PUNTO DI VISTA. Da qui alle elezioni, sul “come” mi aspetto – anzi mi auguro –la maturazione di una pluralità di vedute. Mi rifiuto fin da adesso, da elettrice, di vedere comporsi accozzaglie di persone che hanno amministrato la città negli ultimi 30 anni – in modo largamente fallimentare – blaterare che non esiste più destra e sinistra e che dobbiamo “unirci” per il bene comune.
Peraltro, il bene comune non sono i concertini in pieno agosto, né la festa di San Michele, né gli amici di Maria De Filippi, né le clientele che costoro hanno alimentato nei decenni – da destra e da sinistra – sfruttando un’ignoranza civica diffusa che porta a confondere il diritto con il favore. Mi auguro che nella mia città ci siano destra e sinistra, Pluto e Paperino, Alfa e Beta. Mi auguro che siano proposti all’elettorato modi diversi e alternativi di amministrare, in maniera chiara, non equivoca, né populista. Abbiamo bisogno di un’espressione netta delle posizioni e delle visioni: Tizio propone A, Caio propone B. Solo in questo modo i cittadini potranno consapevolmente scegliere un’amministrazione all’altezza della nostra storia, prima che del nostro futuro.
Vi invidio, vi invidio assai, perché dall’alto della vostra tracotanza non capite che il vostro tempo è andato. Non parlo di nuovo e di vecchio, di giovanei e vecchi, di donne e di uomini – e nessuno potrebbe farlo dopo le recenti esperienze – bensì di visioni innovative contro ricette obsolete, di energia riformatrice contro la riproposizione di modelli stantii.
Per i problemi che abbiamo di fronte serve competenza amministrativa e capacità di innovazione in tutti i settori della vita pubblica. Serve cultura politica e amministrativa; serve educazione civica. Vi invidio, perché il solo pensare a quello che tocca fare a un sindaco a Maddaloni mi fa venire il mal di testa. Invece voi fate la corsa a candidarvi: ma ci avete pensato bene? E soprattutto, vi sentite in grado? Io no. Infatti lo dico qui una volta per tutte a quelli che mi attribuiscono ambizioni poltronistiche: io un lavoro ce l’ho (anzi ne ho più d’uno), per me la politica è solo ‘na malatia. Ragion per cui potete anche non invitare il mio sedicente partito ai tavoli della sinistra, io non mi offendo. Forse i miei compagni sì, ma se ne faranno una ragione 🙂

Mena Diodato