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A questo punto la crisi identitaria è evidente tra Andrea De Filippo ed i suoi sostenitori. Noi avevamo anticipato qualche mese fa lo scenario politico (Clicca per leggeree nonostante le smentite dell’ex candidato a sindaco di Maddaloni nel Cuore , le sensazioni vengono alimentate sempre più dai fatti.
Barbato non conosce diplomazia. Squarcia il velo delle convenzioni stantie della politica locale tutte ispirate al così fan tutti: «Tutti sanno tutti ma ammettono  e commentano solo in privato». E così Barbato rende pubbliche le conversazioni private. «Preferisco dire ai quattro venti –esordisce- quelli che tutti ripetono sottovoce: Andrea De Filippo è l’unico candidato a sindaco possibile in questo momento storico di Maddaloni». Non è l’unto del Signore ma in una situazione di stallo e degrado è l’unico che ha le mani di amianto per maneggiare il fuoco di una crisi politica gravissima. Dietro le quinte dell’ Assemblea costituente virtuale, voluta da Michele Colamonici e Enzo Mataluna si sono dette cose interessanti. «Ieri sera –spiega il geometra- è stata offerta un’occasione d’oro al Pd. Con De Filippo si potrebbe avere una leadership certa, superare le frizioni di un partito commissariato dalle guerre tribali interne e concentrare le risorse, che pure nel Pd ci sono, per costruire una vera squadra di governo che possa risollevare le sorti di questo territorio». Per Barbato la guerra per il candidato a sindaco è una perdita di tempo. «Francamente di sindaci possibili, che si possono definire tale, si contano su una sola mano e nemmeno». Da qui la proposta di pensare la programma e agli uomini giusti per «bonificare la palude maddalonese». Barbato insiste: «Non faccio spot per questo o per quello. Invece di pensare al sindaco concentriamoci su chi possa abbattere e ricostruire una macchina comunale che è causa di tutti i mali di questo territorio. Chi possa pianificare una gestione finanziaria virtuosa. Chi possa gestire un servizio di igiene urbana all’altezza che manca da oltre 10 anni. Fare solo queste tre cose, che sono l’abc dell’amministrare e farle bene significa fare una rivoluzione. Basta con il totosindaco: pensiamo a chi ha cuore, competenza, attributi e coraggio da vendere per affrontare disservizi che fanno rabbrividire. Spero che il Pd non perda questa occasione».