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«Compostaggio si» e «Compostaggio no». A Maddaloni, sarebbe più corretto parlare di «Compostaggio forse». Oltre gli allarmismi, le mobilitazioni per sentito dire e gli ambientalisti presenzialisti, la questione del trattamento della costosissima frazione umida dei rifiuti (ancora esportata fuori regione nonchè pratica sanzionata dall’Unione europea) merita ben più di una valutazione da marciapiede della politica maddalonese. Innanzitutto, piaccia o meno il Comune di Maddaloni si è autocandidato ad ospitare una piattaforma di compostaggio. E lo ha fatto offrendo il sito dell’ex Foro Boario, puntualmente ispezionato dai tecnici della regione. Tutto è accaduto nel mese di novembre 2016. E’ stato un esame superato: l’area è stata inserita tra i 25 siti idonei e ora, a detta del presidente Vincenzo De Luca, tra i tredici che saranno scelte per ospitare un impianto. E qui scatta il problema del «Compostaggio forse» perché nessuno, nemmeno il più incallito degli ambientalisti della domenica pomeriggio, oserebbe mettere in dubbio la bontà di un progetto che punta chiudere il ciclo dei rifiuti regionale. Quindi, fin dal lontano 2006 a Maddaloni c’è sempre stato un movimento di favorevoli. Si tratta di un «si condizionato». Il problema non è il metodo ma il merito della questione: si all’insediamento territoriale di impianti apicali della filiera dei rifiuti capaci di chiudere il ciclo della differenziata, di farla diventare economicamente vantaggiosa e di produrre vero compost di qualità. Ma c’è un ma: purché le piattaforme siano semplici, naturali, economiche, vantaggiose e tecnologicamente avanzate. E qui nasce il «Compostaggio forse». Una questione complessa che va riassunta in punti. Primo: il sito dell’ex Foro Boario, offerto alla Regione per ospitare gli impianti, è «altamente inadatto» perché vicino all’area abitata, realizzato vicino ad un’area a forte vocazione commerciale; perché bonificato (dopo dieci anni di battaglie». «Diciamo –ironizza Giancarlo Liccardo (ex presidente della Consulta dell’Ambiente)- che sarebbe un controsenso utilizzare, a scopo industriale per attività impattanti, un’area su cui sono stati spesi 600 mila euro per la bonifica integrale». Secondo: l’ex Foro Boario non è sito attrezzato per ospitare insediamenti industriali. Terzo: una piattaforma di compostaggio e il relativo impatto ambientale non può sorgere vicino al «cimitero dei veleni» cioè l’invaso dell’ex cava Monti che ha inghiottito 300 mila tonnellate di rifiuti industriali e ancora in attesa di bonifica. Quarto: l’area da piano regolatore è zona bianca e certamente non destinata ad insediamenti industriali. Quinto: se è vero che Lo Uttaro non è idoneo e la sua vasta area da dedicare a bonifica, le medesime ragioni valgono ancora di più per l’ex Foro Boario. Quinto: fatti salvi i guadagni per l’ente locale, non sarebbe conveniente sacrificare un’area di espansione commerciale con un sito industriale inquinante. Sesto: vi sono ben altre aree, logistacamente altrettanto valide e industrialmente valide, per ospitare una piattaforma; nel 2006 fu individuata la zona prossima le al termovalorizzatore di Acerra. Questi sono solo alcuni dei punti controverso, e forse anche i meno esaustivi. E infine c’è la questione delle tecnologie. «Certe piattaforme –spiega Liccardo- usano tecnologie obsolete. Il territorio non può non essere coinvolto in un simile processo decisionale». E poi c’è la questione delle questioni. «Le obiezioni –conclude Liccardio- sollevate dai comuni di san Nicola La Strada e San marco Evangelista per caserta sono altrettante valide per l’ex Foro Boario. Quindi, il medesimo movimento contrario deve rimettersi in moto per Maddaloni. Non per formulare dinieghi a prescindere o ideologici ma per orientare verso scelte o soluzioni che siano le più vantaggiose per il territorio e la Regione, le più valide per l’ambiente e le più remunerative. La corsa alla scelta del sito, calata dall’alto, e all’accaparramento, fatto dalle amministrazioni comunali, è il peggior modo possibile per arrivare alla migliore delle soluzioni possibili». Insomma, ne si e né no al compostaggio. A Maddaloni, vale la regola del «Compostaggio forse»: quello pianificato, studiato e inserito nel migliore dei contesti ambientali possibili per «minimizzare i costi e massimizzare i vantaggi produttivi».