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Alla scoperta dell’Everesting, l’attività in cui i ciclisti salgono e scendono più volte una determinata montagna allo scopo di scalarlo cumulativamente 8.848 metri: “Si fa per passione e per la voglia di superare i propri limiti. È l’espressione dello sport nella sua forma più pura

Una vera impresa quella compiuta da Rosario Crisci. Da guinness dei primati, che lo porta dritto nella Hall of Fame di Everesting. Lo scorso 21 agosto il ciclista di Cancello Scalo (CE) ha raggiunto con la sua bici gli 8848 metri di dislivello (l’altezza del Monte Everest) previsti dalla “EVERESTING 8848 bike“. Ad avvalorare l’impresa, l’essere riuscito a compiere il tutto in una sola uscita, percorrendo 384 km con il tempo effettivo in movimento di 20h:37’45” – tempo complessivo 23h:41’22”.

COSÈ L’EVERESTING

L’Everesting è un’attività in cui i ciclisti salgono e scendono più volte una determinata montagna, allo scopo di scalarlo cumulativamente 8.848 metri. Il primo evento descritto come Everesting fu di George Mallory, nipote di quel Mallory alpinista inglese scomparso sull’Everest nel 1924. Il giovane Mallory scalò il Monte Donna Buang (Australia) nel 1994, dopo aver percorso otto giri della collina per 1.069 metri. Crisci invece si è cimentato in Abruzzo: è partito da Palena (provincia di Chieti) per raggiungere il Valico della Forchetta sul Monte Porrara.

Il regolamento prevede di salire/scendere dallo stesso segmento tutte le volte necessarie per raggiungere il dislivello di almeno 8848; registrare l’intera attività con dispositivo gps in modo da poterne poi richiedere l’omologazione; nessun limite di tempo e la possibilità di fare tutte le pause che si ritengono opportune, ma non bisogna dormire.

Bisogna sapersi gestire, in base alle proprie capacità fisiche, ma anche mentali“, afferma Crisci. “Occorre curare bene l’alimentazione prima, durante e dopo, organizzare l’illuminazione per le molte ore notturne, controllare il dispositivo per la registrazione e per i dati e del percorso. Prepararsi a sopportare il freddo, il caldo, la fatica, la stanchezza, il sonno. Essere pronti in caso di spiacevoli inconvenienti, come le due forature e lo spegnimento improvviso di un faretto in piena notte, completamente immerso nel parco nazionale della Majella“.

Contro i pregiudizi: “I commenti e le domande tipiche sono «tu sei pazzo. Mica ti pagano. Si vede che hai tempo da perdere. Chi te lo fa fare?»

L’Everesting va valutato, ponderato, calcolato, pianificato, organizzato – prosegue il cancellese. Non proprio una cosa da pazzi. Si fa per passione e per la voglia di superare i propri limiti. È l’espressione dello sport nella sua forma più pura, non mercificazione. È stata una faticosissima e bella impresa, ma non è tutto merito mio: devo ringraziare la mia famiglia per il supporto e l’affetto. Mi hanno consentito di avere la mente libera, con una menzione speciale a mia moglie Maria Giovanna, che mi ha sempre spronato e prontamente aiutato con cambi, cibo, luci e acqua, con amorevole efficienza. Nulla da invidiare ai pit-stop della Formula Uno“.

NON SOLO LA FAMIGLIA

Dovuto il ringraziamento anche per tutti i membri del gruppo ciclistico ASD RADIOSA PRIMAVERA – LUIGI DE LUCIA, per la vicinanza e l’incoraggiamento. In particolare Luigi Zanfardino e Domenico Valentino, che sono rientrati il giorno stesso dalle rispettive vacanze e che si sono sciroppati un’infinità di km in auto e di code estive per esserci, sottraendo tempo prezioso alle famiglie, percorrendo in bici un po’ di strada con me, consolidando, semmai ce ne fosse stato bisogno, ancor di più la nostra profonda e fraterna amicizia“.