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L’ex grillino maddalonese: “Solo con la fuoriuscita dal governo Draghi e il ritorno di Di Battista il Movimento 2050 potrebbe riprendersi

Ex sostenitore del Movimento 5 Stelle, un tempo attivista e due volte candidato alle elezioni amministrative. In quelle del 2018 ha sfiorato la nomina a consigliere comunale, contribuendo tuttavia all’elezione di Tina Santo. Dai contrasti con l’attuale portavoce comunale e il gruppo pentastellato, l’addio di Giuseppe Morgillo ai grillini locali e, successivamente, l’allontanamento dal Movimento nazionale. Oggi dice la sua dopo la scissione ad opera di Lugi Di Maio.

Si aspettava la scissione nel M5S?Il Movimento che ho sostenuto e di cui sono stato attivista non c’è più. Sono davvero dispiaciuto, mai avrei pensato di assistere ad uno scenario simile”. 

Di Maio ha completato la sua trasformazione…Fino al 2018 era un giovane ragazzo presente nelle istituzioni, che ricopriva cariche, ma era anche presente sui territori e nelle piazze di tutta Italia. Sembrava uno che difficilmente potesse perdere il contatto con la realtà. Ancora una volta, l’uomo che non riesce a cambiare la politica è stato cambiato dalla politica stessa”.

Sostiene ancora il M5S?Per ora no, dal momento che si è scelto di formare il Governo Draghi. Al momento lo osservo da lontano, con la speranza che Conte si sieda al tavolo con Di Battista e con coloro che non hanno appoggiato il Governo Draghi, recuperando infine gli attivisti validi sui territori. Prima che diventasse Premier il Movimento descriveva Draghi come espressione emblematica dell’establishment finanziario”.

Ma la rete ha votato decidendo di aderire al Governo attuale. “Però questo ha portato all’abbandono poi di 50 parlamentari. Da allora è iniziata la rottura con la Piattaforma Rousseau che consigliava 3 quesiti per dare più chiarezza agli iscritti, ma il Capo Politico non ha voluto. Ricordo che Rousseau è stata premiata come la migliore piattaforma nel democracy report 2021”.

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Chi sono i responsabili del crollo del M5S?Di Maio e Crimi in primis, ma anche Giuseppe Conte. Quest’ultimo è stato usato come uomo immagine in modo da fermare il crollo dei consensi, visto la popolarità che ha acquistato durante pandemia. Di Maio e Crimi però gli hanno affidato le chiavi anche della gestione interna del M5S. È qui che Conte ha compiuto a mio avviso tutta una serie di sbagli”.

Cioè?Il Primo accettare non conoscendo la storia del M5S, il secondo è stato ingenuo, poiché preso dall’ entusiasmo e dalla convinzione del leader ha reso la fisionomia del M5S molto simile a quello di un partito. Non capisco come Conte possa lavorare bene dal momento che deve occupare più ruoli”.

Chi esce sconfitto dalla scissione?Il Movimento di sicuro, ma sono due gruppi della stessa pasta. Entrambi sono formati da persone che sino a 15 giorni fa stavano insieme e hanno offerto zero presenza sui territori, poca attività di dialogo con gli attivisti, poche proposte. Chi ha scelto di rimanere con Conte piuttosto che di Maio lo ha fatto solo perché reputava il cavallo scelto più forte dell’altro”.

La scissione può essere un bene per il futuro del 5S?So solo che circa 20 giorni fa alle amministrative il 5 Stelle ha ottenuto circa l’81,3% di voti in meno. Nessun sindaco del movimento è stato eletto, mentre nel 2017 furono 10 ad andare alla guida della città. Rispetto i punti di vista di chi mette in evidenza in questo momento di declino totale il numero degli iscritti giornalieri rispetto ad altri dati, quelli che più contano. Probabilmente non ha una consapevolezza di cosa sia il Movimento oggi, ma probabilmente anche di ciò che era prima”.